La frutta è un ottimo alimento, una fonte preziosa di fibre, sali minerali, vitamine, antiossidanti, zuccheri, il cui consumo è fondamentale nella nostra alimentazione. Il dibattito sempre molto attuale riguarda il consumo di frutta dopo i pasti. C’è chi dice che fermenta nell’intestino, chi dice che in realtà è ben tollerata e la si può inserire tranquillamente.
Dal mio punto di vista, vanno fatte importanti considerazioni. Innanzitutto, assumendo frutta all’interno di uno dei pasti principali, non beneficiamo del tutto dei suoi preziosi nutrienti (vitamine, minerali, antiossidanti) i quali vengono assorbiti meglio fuori pasto e potremmo inoltre, accusare gonfiore sia a livello gastrico che a livello intestinale, dovuto alla fermentazione degli zuccheri e fibre presenti al suo interno. Non stiamo facendo altro che gettare nel calderone altri zuccheri, quando magari il pasto è già completo di suo. Questo può essere vero per qualcuno, mentre altri non accusano nessun tipo di fastidio.
La frutta come già anticipato contiene carboidrati, il cui fruttosio ne rappresenta circa il 50%. Il fruttosio è uno zucchero semplice, ma che può risultare più indigesto, soprattutto per alcuni soggetti. Quindi la frutta se inserita alla fine di un pasto ricco di carboidrati come pane, pasta o riso, non fa che aumentare la quota complessiva di zuccheri ingeriti. Questi carboidrati in eccesso si trasformano in grasso, attraverso un particolare processo biochimico e soprattutto un eccesso di fruttosio può mettere in difficoltà il nostro fegato.
Ma allora bisogna non mangiare frutta dopo i pasti? Facciamo un breve excursus di biochimica
In ospedale molte delle diete contro la steatosi epatica (fegato grasso) e per ridurre il colesterolo prevedono la frutta subito dopo il pasto. NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO.
Questo comporta:
- -produzione eccessiva di ADP da ATP, da ADP si avrà (in eccesso di fruttosio) AMP che alla produzione xantina che porta alla produzione di acido urico ne consegue un aumento di una situazione infiammatoria tipica di chi soffre di gotta.
- -un eccesso di fruttosio in queste condizioni porta alla formazione di acetilCoA con produzione di acidi grassi a livello epatico che va ad aggravare o anticipare una steatosi epatica.
Ripercorrendo il metabolismo del fruttosio: durante un pasto copioso la via glicolitica è fortemente in funzione quindi il fruttosio in eccesso bypassa la normale via metabolica glicolitica e quindi avrà più affinità con l’enzima aldolasi B.
Alla fine della fiera la risposta è sempre la stessa: basta non esagerare.
L’importante è non superare un quantitativo di fruttosio pari ai 30g per pasto, e se le fibre ci creano problemi meglio limitarle o evitarle del tutto cercando di non abbinarle ad alimenti che possono causare gonfiore come : legumi, cereali integrali ,frutta secca, e latticini.
Quindi, frutta a fine pasto si, ma a patto che:
- -non si abbiano problemi di digestione legati ad un intestino già infiammato;
- -usarla in parte come sostitutivo o diminuire le quantità delle altre fonti di carboidrati;
- -siamo in pace con noi stessi, atletici e non abbiamo alcun obbiettivo dietetico.
In conclusione, il mio consiglio è: se sei un soggetto che pratica sport di endurance deve consumare frutta lontano dai pasti copiosi, ma anche se sei un soggetto in forte soprappeso. In questi casi, meglio mangiare frutta quando queste vie metaboliche sono più libere quindi come spuntino lontano dai pasti.




